Se c’è un angolo di mondo senza eguali per paesaggi, natura e tradizioni sempre vive, dove si può ancora provare la piacevole sensazione di fare delle scoperte, questo è l’Indonesia. Un immenso arcipelago vulcanico, il più grande del mondo, composto da circa 17.000 isole dove l’inatteso è di casa dappertutto. Isole dalle spiagge incontaminate e dai fondali indescrivibili, per bellezza e ricchezza di barriere coralline e fauna, foreste vergini con una vegetazione lussureggiante, vulcani attivi, laghi e splendidi templi.
Sull’isola di Giava si trova Jakarta, la capitale, una moderna metropoli con più di 5 milioni di abitanti; Yogyakarta, culla della cultura giavese e Surakarta, famosa per lo splendido palazzo reale di Mangkunegaran; i templi d’ispirazione indù di Candi e Sukuh e l’altopiano di Dieng. Ricordiamo che l’attrattive architettonica principale è costituita da uno dei più vasti templi buddhisi al mondo: il complesso di Borobudur, risalente all’VIII secolo con migliaia di bassorilievi di cui ben 1400 narranti la storia di Buddha e adornato con 504 statue a lui dedicate. L’edificio è strutturato in dieci terrazze rappresentanti le dieci fasi del cammino spirituale verso la perfezione, attraverso i tre regni del sa?s?ra. Man mano che si sale si può constatare che la struttura si evolve in una serie di spazi aperti e non più in stretti passaggi come se l’ascesa simboleggiasse l’abbandono del desiderio fino ad arrivare alla liberazione dalla sofferenza ovvero al nirv??a, rappresentato dalla sommità del monumento.
La seconda isola per estensione dell’arcipelago è Sumatra che offre lo straordinario scenario del lago Toba, intorno al quale vivono le popolazioni Batak e Lingga, che conservano la tradizione della vita in comune nelle longhouse.
All’Indonesia appartiene inoltre la maggior parte dell’isola di Borneo, Kalimantan, paradiso naturalistico in cui si trovano vari parchi nazionali con rare specie di animali e piante fra cui le leggendarie orchidee nere e l’isola di Komodo, interamente destinata a riserva naturale, dove vivono autentici animali preistorici, i varani, enormi lucertole lunghe fino a quattro metri.
Infine come non parlare di Bali, nota anche come “l’isola degli dei”, stupenda per gli scenari naturali e le numerose attrattive: i villaggi di artisti,  le danze ed i costumi, le spiagge, e soprattutto la straordinaria gentilezza degli abitanti che ne fanno uno dei luoghi più gradevoli al mondo.

MASSAGGIO BALINESE

L’antica tradizione del massaggio balinese vede fondersi in un insieme armonioso le tecniche orientali del massaggio indiano, della medicina tradizionale ayurvedica, cinese e della riflessologia. Si tratta di un massaggio tanto energetico quanto delicato, speciale anche per l’utilizzo di oli essenziali. Esistono molti tipi di massaggio, ognuno con diverse finalità curative e/o distensive, fra le tante ricordiamo il balinese boreh, massaggio creato dai coltivatori di riso per alleviare il dolore con una preparazione di una pasta di spezie macinate. Il massaggio è indicato per molti disturbi, tra cui l’emicrania, i dolori muscolari e articolari, i disturbi del sonno, stress, ansia o depressione, così come per le allergie e i problemi respiratori.
L’olfatto è uno stimolante molto potente per l’attivazione della memoria e di altre associazioni inconsce. Ecco perché gli oli essenziali costituiscono una parte importante in questo tipo di massaggio. Il loro uso ed il loro fantastico odore agiscono da coadiuvanti per la circolazione del corpo e del sistema linfatico, rilassando e rigenerando.

DANZE E MUSICA

L’arcipelago indonesiano presenta una varietà straordinaria di etnie che ancora oggi conservano intatti riti e costumi tribali di grande interesse etnografico. Alcune culti, come quello degli antenati o quello legato al termine della stagione del raccolto, sono sempre accompagnati da cerimonie elaborate e coloratissime.
Ogni isola indonesiana vanta inoltre una tradizione in termini di cultura artistica ed espressiva. Di particolare significato sono le danze, soprattutto a Giava e a Bali, poiché alla coreografia è legata la narrazione di drammi a sfondo storico-religioso. La danza e la mimica sono insegnate ai giovani fin dalla più tenera età, i più dotati vengono poi mandati in scuole specializzate in questo tipo di balli. Lo spettacolo non necessita di grosse scenografie, ma di una grande ricchezza di costumi; i ballerini-attori, che recitano con complicati e tortuosi gesti di mani e piedi, sono accompagnati da una tipica orchestra chiamata gamelan. All’interno del Festival dell’Oriente i visitatori verranno trasportati nelle atmosfere di queste tradizionali cerimonie avendo la possibilità di assistere a veri e propri spettacoli di danza e musica di diversa provenienza (Giava, Bali, Sumatra e Kalimatan).

indonesis

LA CUCINA INDONESIANA

Un pasto tipico indonesiano è solitamente ricco non solo per il palato ma anche per la vista: si compone infatti di un elevatissimo numero di piatti, ognuno con una diversa specialità, ai quali sono affiancati salse e condimenti a piacere, molti a base di peperoncino e spezie.
La specialità più conosciuta è il Rijstafel, un ricco buffet di piatti tipici, tutti accompagnati da riso, alimento sempre presente anche in altre gustose pietanze indonesiane come il Nasi Goreng (riso fritto con carne e uova), il piccantissimo Nasi Padang (riso cotto a vapore con pollo, pesce, gamberetti, uova e spezie) e il Saté (spiedini di montone cotti alla griglia e conditi con salsa di arachidi o in agrodolce).
Al Festival potrete gustare alcuni di questi piatti grazie alla presenza di uno spazio allestito dal Ristorante “Borobudur”, il primo ristorante indonesiano inaugurato in Italia.

L’ARTIGIANATO

All’interno del Festival sarà presente oggettistica di alto artigianato e antiquariato, proveniente dalle più disparate isole dell’arcipelago indonesiano. Oggetti lavorati e dipinti in legno, in argento e in ferro battuto, monili di legno e madreperla, maschere rituali, strumenti musicali e oggetti scolpiti in pietra saponaria o lavica, provenienti dalle isole di origine vulcanica .

BATIK

Come dimenticare che l’Indonesia è la patria di tessuti pregiatissimi come le sete, gli abiti ed i tessuti di cotone fra cui i famosi e bellissimi batik, caratteristici dell’isola di Giava. La tecnica batik è usata per colorare i tessuti a riserva, mediante la copertura delle zone che non si vogliono tingere tramite cera o altri materiali impermeabilizzanti. Diffusosi sull’isola di Giava in modo fiorente già nel XVII secolo si pensa che fu introdotto da mercanti provenienti da Ceylon e dal sud dell’India. La sua storia è strettamente legata allo sviluppo della vita sociale, economica e religiosa dell’isola. Inizialmente riservato alle donne nobili, come privilegio aristocratico divenne poi un costume nazionale in tutto l’arcipelago. I tessuti batik sono presenti, con valenze simboliche, nei riti e nei momenti salienti come il matrimonio, la circoncisione, la malattia e la procreazione. Importato in Europa verso la fine dell’800 venne addirittura presentato all’Esposizione Nazionale di Parigi del 900 riscuotendo un gran successo e iniziando ad influire nel mondo dell’arte e della moda occidentale pur continuando a mantenere inalterata la sua originalità in quanto oggetto d’artigianato.
Il materiale su cui si esegue tradizionalmente il batik è una stoffa leggera, generalmente intessuta con filato sottile e regolare, ciò permette una precisa realizzazione del disegno. Le fibre migliori per assorbire la colorazione sono quelle naturali come la seta, il cotone ed il lino.
Oltre al batik troviamo un altro tessuto strettamente legato alle cerimonie rituali, l’ikat. Si tratta anche in questo caso di una tecnica a riserva del tessuto, dove le parti del filato che non devono essere tinte vengono protette tramite una stretta legatura, lasciando invece esposte quelle da colorare. Nel corso del tempo anche questa tecnica ha raggiunto grande raffinatezza e pregiatezza iconografica dei disegni. Tessuti batik e ikat vengono creati in tutto il paese con stili e trame che variano da regione a regione.

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